UNA MAGICA SALITA

November 28, 2016

 

 

Contornato da vapori che salgono dalle valli limitrofe, ammiro l’ultimo sole declinare dietro il corno Bianco. La parete nord del Tagliaferro, in questa ora crepuscolare, appare più tetra e repulsiva, mentre la cresta nord si profila lineare tra la penombra a oriente e la luce dei raggi obliqui del tramonto.

In attesa di concretizzare un’idea, adagiato nella culla che separa la val Montasca dal vallone di Mud, sono ovattato dal silenzio profondo ed estasiato, mi estraneo dal corpo mentre i pensieri fuggono lontano.

Destatomi, scorgo il sole sempre più basso a ponente. Devo accomiatarmi dalla seduzione per evitare che il buio mi sorprenda proprio nella parte più impegnativa della cresta.

Stringo gli scarponi e mi inoltro tra i primi canalini.  Poi le prime rocce alternano divertenti passaggi che diventano sempre più esposti man mano che salgo. Le mani palpano la roccia, i piedi si posano delicatamente sulle asperità, il corpo volteggia armoniosamente. Salire è come fondersi con gli elementi, un divenire parte integrante con la montagna, come i licheni, gli stambecchi, le aquile … Sono talmente in comunione, che mi stupisco di essere già alla base della temuta placca. Nemmeno lo strapiombo che s’inabissa sulla parete nord inibisce la progressione. Inebriato, aderisco al liscio gneis, saluto il chiodo di rinvio, recupero un cordino dimenticato e proseguo senza esitazioni. Come per incanto, gli 80 metri più impegnativi ed esposti sono alle spalle.

La luce viene meno, le pupille si dilatano per individuare gli ultimi appigli e mentre supero le balze finali della cresta che ormai si adagia, sono pervaso da beatitudine.

Mi sistemo  tra le piovatte e avvoltomi nel piumino, contemplo la volta celeste indovinando le costellazioni e penso, ma i pensieri corrono da soli oltre i confini della ragione, oltre la magia, nell’oblio dell’utopia umana.

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